Fra Israele e Gaza la tregua è essenziale, ma è solo la prima tappa

 

JCall, il movimento di ebrei europei per la pace e per una soluzione “a due stati”, condanna fermamente la rottura da parte di Hamas della tregua umanitaria negoziata qualche giorno fa. Di fronte al pericolo di un inasprimento del conflitto, JCall sostiene una tregua immediata e prolungata fra Israele e Hamas sulla base delle proposte egiziane.

 

Non si può passare sotto silenzio la grave responsabilità di Hamas nella genesi del conflitto. Pensiamo ai lanci di razzi diretti in modo indistinto contro la popolazione civile di Israele che avrebbero causato molte vittime in assenza del sistema antimissilistico; i numerosi tunnel sotterranei la cui unica funzione è lanciare azioni offensive nel territorio di Israele; il rifiuto di una qualsiasi soluzione pacifica del conflitto.

 

Esistono responsabilità anche da parte israeliana: gli arresti di massa in Cisgiordania, sotto detenzione amministrativa senza processo, di persone sospettate di essere implicate nel rapimento e omicidio di tre adolescenti israeliani nonché, nel più lungo periodo, l’immobilismo, ovvero la mancanza di un’iniziativa propositiva rispetto all’offerta di pace della Lega araba e al negoziato con Abu Mazen, perseguendo una soluzione esclusivamente militare del conflitto con i palestinesi.

Lo stato di Israele ha pieno diritto di difendere i suoi cittadini dalla violenza di Hamas. Tuttavia, una difesa legittima non può essere condotta a qualsiasi prezzo, soprattutto per le sue conseguenze sulla popolazione civile palestinese. Il bilancio del conflitto è tragico: un numero di vittime altissimo, fra cui centinaia di civili. A ciò si aggiunge la distruzione di abitazioni di decine di migliaia di residenti di Gaza.

Israeliani e palestinesi hanno sofferto troppo. Occorre uscire da questo ennesimo ciclo di violenza e offrire ad entrambi i popoli la speranza di un futuro migliore.Ciò esige un mutamento radicale nelle condizioni di vita della popolazione a Gaza, ponendo fine all’embargo (con l’eccezione delle armi e delle forniture a scopo militare) e assicurando un aiuto internazionale per la ricostruzione delle infrastrutture e delle abitazioni (sotto un rigido controllo che garantisca che gli aiuti non siano destinati a usi militari). È necessaria inoltre la messa a punto di un meccanismo internazionale di supervisione per assicurare la distruzione dei tunnel e la smilitarizzazione della striscia di Gaza per offrire al popolo di Israele le garanzie di sicurezza che a giusto titolo richiede.

 

Tuttavia, il superamento della crisi in corso non può essere altro che la prima tappa verso la soluzione politica di cui JCall dalla sua creazione nel 2010 afferma l’urgenza. Occorre a tal fine una ripresa di trattative serie fra Israele e l’Autorità palestinese. Occorre che l’Autorità palestinese, già impegnata senza ambiguità sulla via della co-esistenza pacifica con Israele assuma la piena responsabilità per tutti i territori palestinesi, inclusa Gaza. Bisogna infine avvalersi della mobilitazione della comunità internazionale per giungere a una soluzione a due stati, la sola che, con la fine dell’occupazione e della colonizzazione ebraica della Cisgiordania e il riconoscimento da parte di Israele della necessità di uno stato palestinese sovrano, permetterà ai due popoli di vivere in sicurezza e in rapporti di buon vicinato, entro confini sicuri e riconosciuti.

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