La legge israeliana sulla legalizzazione degli insediamenti è immorale, antitetica ai valori ebraici e antidemocratica

La legge detta di “regolarizzazione” testè approvata dal Parlamento israeliano legalizza retroattivamente insediamenti e strutture edificate su terreni di proprietà privata di palestinesi e delinea un quadro giuridico per futuri espropri. Per la prima volta dall’annessione di Gerusalemme il Parlamento di Israele legifera su territori palestinesi al di là dei confini internazionalmente riconosciuti. Proseguendo su questa strada i dirigenti di Israele porteranno alla scomparsa di uno stato di Israele ebraico e democratico.

La condanna del mondo è unanime, compresi amici tradizionali quali il Regno Unito, l’Olanda, la Francia, la Germania e l’Unione europea nelle parole di Federica Mogherini. Netanyahu non ne sarà sorpreso in quanto lui stesso si era inizialmente opposto al voto del Parlamento, così come numerosi esperti legali e militari.

Perpetuare e legalizzare l’occupazione significa distruggere i fondamenti del progetto sionista: costruire uno stato del popolo ebraico fondato sulle norme della democrazia. Come il procuratore generale Mandelblit ha indicato il testo non resisterà all’esame della Corte suprema presso laquale già due ONG israeliane e 17 municipalità palestinesi hanno depositato un ricorso.

JCALL condanna la legge e fa appello alle istituzioni ebraiche d’Europa perché facciano sentire la loro voce come le numerose associazioni ebraiche americane che non hanno esitato ad esprimere pubblicamente le loro riserve rispetto ad una legge che se adottata in modo definitivo sarebbe immorale, antidemocratica e antitetica ai valori ebraici.

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