Perché JCALL sostiene il riconoscimento dello Stato di Palestina

Mille israeliani – intellettuali, ex- ministri e parlamentari – firmatari di un appello ai parlamenti e governi europei affermano: “L’esistenza e la sicurezza di Israele dipendono dalla creazione di uno stato palestinese accanto e in rapporti di buon vicinato con Israele. Non esiste un’alternativa al riconoscimento reciproco delle due entità nazionali, sulla base delle frontiere del 4 giugno 1967, con modifiche territoriali minori e concordate”. Anche JCALL ritiene che una soluzione del conflitto negoziata fra le parti e basata sul principio di “due stati per due popoli” sia una necessità pragmatica e non rinviabile sia per gli israeliani che per i palestinesi.

 

Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione che unisce l’atto simbolico del riconoscimento a una forte esortazione per la ripresa di seri negoziati fra Israele e l’ANP di Abu Mazen e insiste per un impegno dell’Unione Europea UE a sostegno di tali negoziati, finora miseramente falliti. Il contesto politico è per certi versi favorevole perché vi è un convergere di interessi fra Israele, gli stati arabi moderati e la stessa ANP contro l’estremismo degli islamisti e la disintegrazione del Medio Oriente.

 

Il governo italiano ha già riconosciuto la Palestina nel 2012 approvando la sua ammissione all’ONU con lo statuto di paese osservatore “non membro”. Con il riconoscimento dello stato di Palestina, il conflitto diverrebbe un più “normale”, di natura politico-territoriale fra due stati, che dovranno giungere a un accordo sulle tante questioni irrisolte – confini, insediamenti, meccanismi di sicurezza, rifugiati, Gerusalemme.

 

Certamente si tratta di un atto in larga parte simbolico, giacché il controllo del territorio dell’eventuale stato sarebbe di fatto limitato all’area A della Cisgiordania (appena il 20%), mentre l’area B pur amministrata dall’ANP resta sotto la giurisdizione militare israeliana e l’area C che occupa il 60% della Cisgiordania è sotto il pieno controllo di Israele. E JCall è consapevole che un riconoscimento puramente simbolico della Palestina potrebbe, a lungo andare, generare frustrazioni nella popolazione palestinese. Inoltre, Gaza resta nelle mani di Hamas e priva di un legame fisico e politico con la Cisgiordania, sebbene, sulla base degli accordi fra l’ANP e Hamas, la stessa ANP dovrebbe essere riconosciuta come unico governo legittimo della Palestina nella sua interezza.

Tuttavia, lo stesso riconoscimento darebbe ad Abu Mazen un sostegno politico dimostrando alla sua gente che è con la diplomazia e non con il terrorismo nichilista di Hamas che si ottengono risultati.

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