L’orrore, conseguenza della colonizzazione

Con l’attentato perpetrato nel villaggio di Douma vicino a Nablus in Cisgiordania gli estremisti ebrei che si rifanno al movimento “Tag mehir” , il “prezzo da pagare”, hanno superato una soglia ulteriore nell’orrore.

Questa volta non si tratta di una chiesa, come quella di Tabgha, luogo santo della cristianità sulle rive di Tiberiade, devastata da un incendio lo scorso giugno o di una moschea, come quella di Al-Mugeir vicino all’insediamento di Shilo incendiata nel novembre 2014, ma di abitazioni di famiglie palestinesi. In una di queste viveva la famiglia Dawabsha. Un bambino di un anno e mezzo, Ali, è morto nell’incendio, il fratello Ahmed di quattro anni e la madre sono fra la vita e la morte.

Le forze di sicurezza israeliane ammettono di non essere sorprese dall’ondata di violenza provocata dai coloni.. Appena qualche giorno fa, dopo la decisione della Corte Suprema di demolire edifici costruiti su terreni appartenenti a privati palestinesi a Beit El, centinaia di coloni oltranzisti hanno aggredito i reparti di polizia israeliana chiamati ad evacuarli applicando la legge. Per placare le fazioni della destra estrema nella coalizione di governo, il primo ministro Netanyahu ha dichiarato di avere approvato la costruzione di 300 nuove abitazioni nell’insediamento di Beit El.

E’ ora di porre fine all’impunità dei coloni. C’è da sperare che gli autori di quest’ultimo attentato, condannato dallo stesso primo ministro come atto “terroristico”, siano prontamente arrestati e giudicati severamente per omicidio.

E’ ora di porre fine all’espansione delle colonie che da alimento a questo marciume.

E’ ora di porre fine a una spirale di violenza nella quale gli estremisti dei due campi si rafforzano vicendevolmente e di riprendere una trattativa seria per mettere fine all’occupazione e preservare il futuro di Israele come stato ebraico e democratico.

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