Riteniamo il materiale esposto nella vostra audizione inaccettabile nel metodo – non è oggetto del lavoro di Amnesty in materia di discriminazioni, violazione dei diritti umani, difesa dei prigionieri di coscienza, ecc. – e soprattutto nel merito. Prioritario è combattere la bestia antisemita, non opporsi a disegni di legge che secondo la vostra opinione ledono la libertà di espressione
Episodi di antisemitismo – aggressioni fisiche, insulti e minacce nei media, profanazioni di luoghi di culto e cimiteri ebraici – segnano un preoccupante risorgere in vari paesi d’Europa. Secondo l’Osservatorio sull’antisemitismo della Fondazione CDEC, analoghi segni di un incrudirsi di sentimenti e atti diretti contro individui e istituzioni ebraiche si osservano anche in Germania, nel Regno Unito e altrove, inclusa l’Italia.
Le istituzioni pubbliche sono impegnate a combattere rigurgiti antisemiti con un’azione di educazione alla memoria delle nefandezze del ‘900 – la Giornata della memoria ne è importante testimonianza – , nonché di vigilanza e prevenzione.
Eppure la patologia persiste e si diffonde in Europa senza complessi, riesumando vecchi stereotipi. La bestia antisemita è multiforme : quella di origine religioso-cristiana, quella razzista e quella legata all’esistenza di uno stato degli ebrei -Israele. Sebbene siano gli ebrei a soffrire direttamente dell’antisemitismo e della sua lunga, dolorosa e orribile storia nel continente, esso rappresenta un sintomo acuto del malessere di una società e del degrado di forme di convivenza civile e del rispetto delle minoranze. Lottare contro l’odio antiebraico non è un favore che la società offre agli ebrei, ma un dovere verso se stessa. Il silenzio, l’indifferenza, la copertura o sorda passività, rischiano di dare agli imitatori odierni del razzismo nazista vigore, insolenza, senso di impunità.
Nell’anno appena trascorso molte manifestazioni nelle università o nelle strade delle città d’Europa e degli Stati Uniti hanno ostentato una virulenza contro Israele, in più casi degenerata in palese antisemitismo, come se gli ebrei del mondo fossero concordi, o peggio complici, delle decisioni e azioni dei governi di Israele. In casi frequenti nelle accuse rivolte nei dibattiti o sui media ad Israele di crimini di guerra o di genocidio – su questo punto, dirimente, vi alleghiamo le obiezioni da noi espresse ad un seminario di Amnesty italia di un anno fa – agisce anche una sorta di perverso meccanismo autoassolutorio : anche gli ebrei, vittime o eredi di vittime, sono persecutori. Quindi la memoria dello sterminio nazista può essere rimossa e la stessa Giornata della memoria messa in discussione.
Amnesty international per la sua filosofia originaria e la sua storia di anni dovrebbe riconoscere che il negare agli ebrei il diritto all’autodeterminazione e l’inquinare il dibattito pubblico con parallelismi grossolani fra le azioni del governo di Israele e il nazismo sono evidenti atti di antisemitismo
Un fatto importante è stato l’approvazione da parte di molti governi, fra cui l’Italia, di una definizione operativa di antisemitismo concordata in sede di IHRA . E’ un testo che ha come destinatari legislatori, educatori, università, associazioni culturali. Essa è peraltro una definizione “working”, operativa e modificabile ; prova a distinguere fra ciò che nel discorso critico su Israele implichi antisemitismo e ciò che resta nell’ambito di accuse legittime, seppure talora unilaterali e controverse, ad Israele in quanto stato come altri.
I DDL in discussione al Senato, coerentemente con detta impostazione, non contemplano condanne o divieti, ma procedure per rimuovere contenuti antisemiti sui media ed al fine di operare nelle scuole ed università nel contrasto alla vulgata antisemita.
Giorgio Gomel, Lucia Corso, Marco Pierini, Carla Cavazzi, Simonetta Heger, Vito Simi de Burgis, Barbara Cappelletto, Marina Marini, Roberta Guarnieri, Daniele Naim, Luciano Belli Paci, Francesca De Vita, Dalia Aminoff, Annalisa Di Nola, Aldo Winkler, Anna Grattarola Romano, Valerio Sanzotta, Roberto Mattei, Franco Gori Pontecorboli, Roberto Albano, Daniela della Seta, Daniele Morpurgo, Roberto Savini Zangrandi, Anselmo Calò, Lynn Alice Laniado, Annasimona Sicoli, Cosimo Nicolini Coen, Gaetano Infernusi, Maria Grazia Pacifico, Rita Finzi, Paola Moscati, Martin Ebert, Giuseppe Pedroni, Claudio Piersanti, Alessandro Delitala, Roberto Ricciuti, Rosa Magiar, Anna Maria Di Marco, Costanza Pera, Federica Piperno, Sandra Sicoli, Elzbieta Cywiak, Maria Letizia Zozi, Simonetta Diena, Marzia Miele, Bruna Soravia, Gaetano Pirrone, Alberto Sabbadini, Raffaella Molena Tassetto, Raffaella Rumiati, Benedetto Allotta, Giampiero Lupatelli, Fiorenza Bevilacqua, Daniele Fischer, Fiorella Bassan, Arturo Belluardo, Laura Quercioli, Emilia Rossi, Martino Kahan, Maria Silvera, Sara Natale Sforni, Guido Ambroso, Francesco Lucrezi, Alessandra Veronese, Diego Papouchado, Gloria Arbib, Dino Marchese, Silvia Godelli, Enrico Borg, Pompeo Volpe, Luca Alessandrini, Davide Banon, Aurelio Mancuso, Anna Pintore, Angelo Leone, Gabriele Ciampi, Aldo Ravazzi Douvan, Hugo Daniel Estrella
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Buongiorno,
vorremmo trasmettere ai colleghi Tina Marinari, Vito Todeschini, Erika Guevara che hanno condotto il vostro seminario nella giornata del 4 febbraio alcune osservazioni che non abbiamo potuto avanzare in sede di domande o via chat nel corso del seminario stesso. Saremmo disponibili per un incontro con voi per un confronto più approfondito. Uno di noi firmatari di questo breve commento critico, oltrechè sostenitore di Amnesty da molti anni, è membro di Jcall – un’associazione di ebrei europei dedita ad un lavoro di riconciliazione e coesistenza fra i popoli israeliano e palestinese, in difesa dei diritti umani (molto materiale si può consultare in piu lingue in www.jcall.eu.) Non è irrilevante il fatto che può sembrare aneddotico che molti ebrei siano fra i fondatori e animatori di istituzioni e movimenti nel campo dei diritti umani da Benenson – fondatore della stessa Amnesty- a Neier e Roth – Human rights watch- a Kouchner – Medecins sans frontieres.
- In primis una critica di metodo. Indagini e testimonianze sono state raccolte da 212 fieldworkers e members of local authorities in Gaza e palestinian healthcare workers. Numero assai limitato, in molti casi in anonimato implicando un bias metodologico rilevante in indagini campionarie del genere. Quanto allo staff di NGOs e UN agencies la collusione di alcuni con il potere dispotico di Hamas è materia di discussione da tempo.
- Rispetto alle numerose comunicazioni fatte alle autorità israeliane da Amnesty, solo in due casi Hamas è stata interrogata (p. 46) su punti minori (per fare solo un esempio, non è stato chiesto perché non fosse stato permesso ai civili di usare i tunnel per protezione o perché gli stessi tunnel si trovassero sotto le abitazioni o vi si aprissero). Questo mentre, per esempio, nel rapporto sull’attacco del 7 ottobre (questo il link: https://www.amnesty.org/en/wp-content/uploads/2024/12/MDE1588032024ENGLISH.pdf) si legge questa dichiarazione molto prudente:
“The information the organization has been able to collect and examine so far has enabled it to conclude that war crimes have been committed by Hamas and other Palestinian groups, both in southern Israel during the attacks of 7 October 2023 and against hostages held in Gaza since then. It is continuing its analysis with a view to broadening the scope of its legal determinations. Such determinations take time and demand rigorous research methods, sound evidence and a legal framework well grounded in international jurisprudence. ”
- Sull’uso del lessico “genocidio” abbiamo riserve profonde ch echeggiano in parte quelle espresse da Liliana Segre (Corriere della sera, 29/11/2024). Lo slittamento linguistico e concettuale che deriva dall’uso distorto ed improprio di tale termine che osserviamo sulle strade dei nostri paesi, dai manifesti alle manifestazioni anche più grossolane, ne è testimonianza. Fenomeno acuitosi in modo eclatante intorno alle commemorazioni della Giornata della memoria nelle settimane scorse, in un meccanismo autoassolutorio per cui le vittime o i loro eredi diventano carnefici. La materia è nelle mani della Corte di giustizia internazionale che ha giudicato “genocida” un unico caso, l’eccidio di massa di Sebrenica.
- E’ essenziale mantenere la distinzione fra crimini di guerra e genocidio, nei termini precisi della Convenzione approvata nel 1948. Quanto allo “specifico intento” esso si applica all’eccidio “genocida” perpetrato dai miliziani di Hamas il 7 ottobre, dopo mesi-anni di lancio di razzi diretti al sud di Israele, rivolto a colpire ebrei come gruppo etnico o israeliani come nazione, e non al governo o alle forze armate di Israele nel loro insieme, al di là delle dichiarazioni abnormi di ministri o ideologi fondamentalisti o comportamenti di singoli soldati nel corso delle ostilità.
- Nel novembre scorso la CPI ha emanato mandati di arresto contro Netanyahu, Gallant e Deif. La Corte scrive :”On the basis of material presented by the prosecution covering the period until 20 May 2024 the Chamber could not determine that all elements of the crime against humanity of extermination were met.” Se non vi sono allora tutti gli elementi per stabilire “extermination” questi estremi evidentemente mancano per il reato di genocidio.
Cordialmente
Giorgio Gomel e Bruna Soravia



