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Comunicato sugli eventi in corso a Gaza e in Israele

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Nel momento in cui una volta di più le popolazioni del sud e del centro di Israele soffrono sotto la minaccia dei razzi lanciati da Gaza, JCALL – il movimento ebraico europeo per Israele e per la pace – esprime la sua piena solidarietà al popolo israeliano e il suo sostegno alle famiglie delle vittime e ai feriti di quest’ondata di violenza la cui responsabilità grava soprattutto sulle fazioni palestinesi più estremiste.
Il nostro pensiero va altresì alle vittime civili palestinesi di Gaza che pagano il prezzo di uno scontro provocato dalla strategia di Hamas che esercita un potere tirannico sulla Striscia di Gaza.
Nel riaffermare il diritto di Israele a difendere la sua popolazione e il suo territorio, temiamo però che l’operazione condotta da Israele contro le basi di lancio dei razzi faccia molte vittime fra la popolazione civile di Gaza, come già avvenuto troppe volte in passato. Sappiamo che questo è l’obiettivo cui mirano gli estremisti in campo palestinese, che vogliono provocare una deflagrazione nella regione, sperando di mobilitare così il sostegno dei nuovi dirigenti al potere nei paesi arabi.
Anche se l’operazione israeliana conseguirà gli obiettivi militari che si prefigge non potrà evitare il prossimo episodio di violenza. Riteniamo che la fine del ciclo infernale di violenza, che subiscono prima di tutto le popolazioni civili nei due campi, passi necessariamente per la ripresa di seri negoziati fra il governo israeliano e l’Autorità palestinese. I negoziati rafforzerebbero il peso del Presidente Abu Mazen, che da lungo tempo manifesta apertamente la sua opposizione al terrorismo e alla violenza, e andrebbero nel senso di un ritorno alla calma e alla sicurezza.
Richiamiamo la comunità internazionale – e in particolare l’Unione Europea – al suo dovere di assistere i due popoli, affinché al più presto si giunga a un cessate-il-fuoco e successivamente ad una risoluzione del conflitto secondo il principio di “due popoli-due stati” prima che sia troppo tardi. Gli estremisti che oggi impongono l’ordine del giorno nella regione non devono avere l’ultima parola.

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